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Cosa fare con un bambino arrabbiato.

Moltissimi genitori hanno grandi problemi a gestire la rabbia dei bambini.


Spesso per risolvere la maggior parte dei conflitti basta sapere come funziona un bambino arrabbiato, cosa dire (e cosa non dire) per disinnescare la sua collera e anche cosa fare (e soprattutto cosa non fare) davanti ad un bambino in collera.

“Faccio molta fatica a gestire la rabbia di mio figlio. Esplode per motivi e in momenti spesso inaspettati e mi investe con la violenza delle urla, del pianto disperato e, a volte, con pugni, calci e oggetti che volano nel corridoio. Non sempre riesco a controllarmi e mi capita di reagire con rabbia alla sua rabbia e questo mi fa sentire male.”

Quando un bambino è arrabbiato è inutile contrastare la sua furia con violenza, il risultato è innescare uno scontro sempre più feroce. Diventa una lotta per la supremazia a chi cede prima e vince la battaglia.

Un bambino arrabbiato, al contrario, ha bisogno di sentire che la mamma, il papà, la maestra, il nonno o la zia, sono lì accanto a lui, stabili come montagne ma accoglienti come un rifugio durante una tempesta.

Per non farti travolgere dalla potenza delle sue emozioni concentrati su di lui. 

 

Attiva l’empatia.

Come mi sentirei io se fossi al suo posto in questo momento? 

Anche se in questi momenti risulta difficile cerca di la tenerezza naturale che i bambini stimolano negli adulti.

 

Mettiti nei suoi panni.

Di cosa hai bisogno tu quando sei sconvolta? Di qualcuno che ti urla in faccia e ti intima di smetterla e magari ti rifila anche una sberla?
Ovvio che no.

Non è facile lo so, siamo cresciuti circondatI da adulti che agivano tutto il loro potere e ogni mezzo a loro disposizione per “raddrizzarci. Siamo cresciuti sentendoci stupidi “Ma che scene fai per questa sciocchezza” e inadeguati “Vedi qualcun altro che sta facendo le tue storie?”, anche parecchio strani “Ma sei pazzo?!”.
Siamo stati spesso
minacciati nella la nostra integrità “Guarda che te le do, eh!”  e incapaci di difendere quella dei nostri genitori “Guarda che figure mi fai fare”.

Di fatto su di noi gravava la pretesa di un atteggiamento calmo e assertivo del quale, però, non avevamo grandi esempi.

Con queste premesse è facile far parte di quel gruppo di persone che non vuole fare ai figli ciò che è stato fatto a loro, quindi cerchi di controllarti, di parlare con calma mentre senti l’onda che sale e poi, poi gli argini si rompono, la rabbia esonda e quando rientra, i sensi di colpa spadroneggiano per ore… giorni.

Siamo la prima generazione di genitori, insegnanti, adulti, che si interroga su come disinnescare un modello educativo basato sul potere dell’adulto, ma ci manca una parte fondamentale: un modello differente a cui ispirarci.
Noi stiamo facendo già una grande rivoluzione solo per il fatto di porci certe domande, di essere alla ricerca di un approccio responsabile e rispettoso. 

Il mio più grande desiderio è proprio quello di aiutarti ad approfondire riflessioni che ti accompagnino verso il traguardo di essere un genitore sufficientemente buono, come sosteneva sir. Donald Winnicot. anche quando non riusciamo è importante essere consapevoli di averci provato, di essere sulla strada giusta, di avere l’opportunità di riuscire a controllarti alla prossima occasione. Sii gentile con te stesso e non criticarti perche non è costruttivo.

I motivi che scatenano la collera di un bambino spesso per noi sono poco importanti, quasi sempre ridicoli. Ed è qui che spesso si incarta la situazione. Perchè cerchiamo di farli ragionare, di dimostrargli che non vale la pena e in questo modo, sminuendo il fatto, senza volerlo sminuiamo anche loro. 

Esempio: se al parco un bimbo ruba la bici al tuo bimbo, tendiamo a sminuire (vuol fare solo un giretto)… ma come reagiremmo noi se qualcuno togliesse a noi la borsa, solo perche ci vuol fare un giro? 

E per un naturale senso di protezione del sé, il bambino alza le barriere e si oppone quando cerchiamo di minimizzare, perché in fondo ci vive come dei traditori, si sente incompreso, e questo sentire fa arrabbiare chiunque.

Bisogna aggiungere che il cervello di un bambino non è ancora maturo, gli manca proprio il pezzo che controlla e regola le emozioni forti quindi inutile accanirsi.
Troppi adulti sottovalutano, o peggio, non conoscono questo dato fondamentale e incolpano i piccoli di un sacco di nefandezze.

 

Ti arrabbieresti con un bimbo di sei mesi perché non si veste da solo?

Naturalmente no, eppure quando si tratta di emozioni e comportamento, non accettiamo il fatto che sia necessario attendere che crescano e avere fiducia nel processo evolutivo. La strategia migliore con un bambino arrabbiato è quella di restare connessa su di lui, sulla SUA emozione invece che sulla mia.

Empatizzare:
“come mi sentirei io al suo posto? Di cosa avrei bisogno?”
Respirare per tenere ossigenato il cervello e non cedere alle risposte e alle reazioni impulsive e automatiche. Quindi stare in zona ma non stargli addosso, non cercare di farlo ragionare ma di rassicurarlo. Ricordargli, per esempio, CHE la rabbia PASSA. La paura di rimanere incastrato nel qui e ora per un bambino è molto forte quindi hanno bisogno di essere rassicurati sulle loro emozioni, sulla potenza ma anche sulla durata. Vivono immersi nel qui e ora.

“Amore la rabbia arriva ma poi passa. È già successo altre volte e non sei rimasto arrabbiato per sempre. Io sono qui. Come posso aiutarti a sentirti meglio?” Spesso il bambino arrabbiato sfoga la sua emozione con violenza, picchiando o lanciando oggetti. In questi momenti è necessario contenerlo con “Amorevole fermezza”. Dimostriamo al bambino di esserci, di essere vicini a lui ma senza farsi travolgere dalla sua emozione di contenerlo quando lui non riesci a farlo. Contenere non significa necessariamente prendere fra le braccia il bambino, non tutti amano essere toccati o stretti in un abbraccio in un momento di massima collera. Contenere significa anche far sì che il bambino si trovi in un luogo, protetto, sicuro anche da sguardi di disapprovazione.  

 

Il valore dell’esempio.

Se accettiamo noi per primi le loro emozioni, impareranno ad accettarle anche loro. Osservando e sperimentando la nostra calma, la integreranno come un comportamento efficace e da adottare. Ci vorranno anni, ricorda che il loro cervello deve raggiungere la maturazione delle aree deputate al controllo, che solitamente avviene intorno ai 25 anni. 
Allenare la nostra calma, la nostra assertività, il nostro essere acqua sul fuoco, senza farci travolgere e senza entrare nella sua furia, essere una presenza che, minuto dopo minuto, fa da parafulmine alla sua furia. 

Non è necessario parlare subito con il bambino di cio che è accaduto ma è molto importante farlo quando ci saranno le condizioni, l’energia e la connessione giusta.
Può succedere in qualsiasi momento, (in auto o  prima di addormentarsi, facendo un riepilogo della giornata), ed è importante rivedere il fatto in un momento di calma cercando di scovare l’elemento scatenante, di riconoscere le emozioni e soprattutto andando a vedere la conclusione, il momento in cui si è ritrovata la calma. In questo modo il bambino assimila il processo della rabbia, che ha un picco, uno sviluppo e poi pian piano si placa.

 

COSA FARE

  1. Parla piano. La voce bassa abbassa anche la sua temperatura.
  2. Restagli vicino. Nel momento della crisi ha bisogno di sentirti lì, non di essere mandato via.
  3. Tieni i limiti senza punire. La vera autorevolezza si costruisce con la fiducia, non con la paura.
  4. Prendilo sul serio. Sentirsi rispettati anche quando si sbaglia è quello che apre al dialogo.
  5. Aspetta che torni accessibile. Durante una crisi il cervello non ragiona – prima torna la calma, poi arriva la riflessione.
  6. Lascia che la rabbia faccia il suo percorso. Ha un inizio, un picco e una fine. Il tuo compito è restare stabile mentre passa.
  7. Sii il capitano, non la tempesta. Quando tutto intorno è agitato, tuo figlio ha bisogno di qualcuno che tenga il timone.

Un bambino nasce con l’aspettativa di essere amato, accettato e protetto, per quello che è. Un bambino ha bisogno di sapere che anche le sue emozioni più estreme sono capite e accettate e il vostro amore non cambierà solo perchè ogni tanto si trasforma in un draghetto sputafuoco. Ditegli che lo amate anche quando è arrabbiato, farà sentire meglio anche voi!

Quando un bambino è arrabbiato è inutile contrastare la sua furia con altrettanta rabbia e  violenza ma è più efficace rimanere calmi e saldi come un capitano nella tempesta. 

Non è facile né automatico, ma usa il respiro per mantenere ossigenato il cervello e non cedere al meccanismo di attacco o fuga. E ricordati che il suo cervello è ancora in pieno sviluppo.

Comments:

  • Alessandro

    Nell’ultimo paragrafo toglierei il NON. Se finora non ho capito male era il contrario.
    (grazie del lavoro che fai)

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