Neomamma, cosa significa l’arrivo di un bebè e come essere d’aiuto

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Neomamma, cosa significa l’arrivo di un bebè e come essere d’aiuto

Il viaggio con un neonato è diverso da ogni aspettativa e talvolta la voglia di mandarlo indietro può fare capolino.

Tempo di lettura 9 minuti.

Cara neomamma,
40 settimane di attesa e adesso tuo figlio è li tra le tue braccia… e non ti sembra vero.

Inizi a scoprirlo, a conoscerlo, te ne prendi cura…

Alcune mamme si trovano subito a loro agio. 

Altre si scontrano con le difficoltà che un bimbo reale comporta: poppate, orari o non orari, pannolini, notti travagliate…

Ma con il tempo ci si prende la mano e giorno dopo giorno la fiducia cresce. Si raccolgono nuove informazioni, si cercano ritmi e certezze, e soprattutto  si impara a navigare a vista.

Per alcune mamme però i primi mesi possono essere un incubo.

Precipitano in una sensazione di inadeguatezza mai provata prima, complici lo sbilanciamento ormonale e le insicurezze antiche e profonde che emergono prepotenti dopo il parto.

Il senso di  responsabilità per questo bambino può essere schiacciante, non trovano più sé stesse e la loro spontaneità. Vorrebbero di nuovo i loro spazi, non si trovano a loro agio a badare ad un esserino che richiede attenzioni 24 ore al giorno.

In alcuni momenti di crisi profonda in cui niente va come dovrebbe, la nostra mente arriva a formulare pensieri che non abbiamo il coraggio di confessare neanche a noi stesse, troppi pensieri che si accompagnano al senso di colpa e di vergogna: 

“ Ma chi me lo ha fatto fare…”
“L’ho desiderato tanto e adesso non lo sopporto”
“Non dormo più, non ho i miei spazi, non ho tempo per prendermi cura di me, vorrei che sparisse…”

Per fortuna a questi pensieri non seguono le azioni, altrimenti ci saremmo già estinti.

Questo accavallarsi di emozioni conferma che l’unico approccio davvero efficace e responsabile nell’educazione parte da dentro di noi. quindi, piuttosto che fingere stia andando tutto bene con sorrisi forzati, è necessario ascoltare queste riflessioni, perché sono autentiche e collegate con il presente, che è tutto ciò che abbiamo insieme al neonato. 

Questi pensieri così spaventosi raccontano tutta la difficoltà di questo preciso momento e della fatica che comporta prendersi cura di un bambino per così tanto tempo.

Perché un bambino non richiede solo una distratta serie di movimenti  e pratiche sempre uguali, ma richiede presenza, problem-solving continuo, adattamento, richiede di “esserci” ….ed è un impegno davvero faticoso e totalizzante.

Nelle società tribali, la culla della nostra civiltà, un bambino aveva attorno molte persone che potevano occuparsene, la crescita di un bambino era  condivisa con la comunità. Quando ci sentiamo inadeguate perché non riusciamo a stare dietro a tutto, è importante riconoscere che, al contrario, è la condizione attuale dei genitori, e delle neomamme in particolare, a essere inadeguata. Profondamente inadeguata.

Un antico proverbio africano o cinese, in ogni caso, un proverbio di buon senso dice: per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. 

Il villaggio oggi dov’è? 

Nella nostra ricca, tecnologica e super avanzata società moderna, il villaggio non esiste più. E i neogenitori sono lasciati soli con un frugoletto di 3-4 chili che nella gestione frenetica di casa e lavoro, di chili ne pesa 5000. 

Quindi, cara mamma, respira e sappi che stai facendo più dell’impossibile per attraversare questo periodo con lucidità e competenza

Ricordati che la natura ti ha dato la competenza necessaria per essere la miglior madre del tuo bambino. Non di tutti i bambini del mondo, ma proprio di questo qui che adesso ti respira addosso.

Per fortuna, nella maggioranza dei casi, trascorsi i primi mesi le mamme riescono a ritrovarsi e ad assaporare pienamente la loro maternità, soprattutto quando sono sostenute dai compagni ma anche dai parenti e dagli amici.

Talvolta però fatica e difficoltà possono sfociare in qualcosa di più serio, come una depressione, e in quel caso è bene parlarne con uno specialista, senza vergogna. 

Farci aiutare è nostro diritto, ed è un diritto dei nostri figli che hanno bisogno di una madre serena.

Gli atteggiamenti delle persone che ci circondano spesso non aiutano affatto però: danno mille attenzioni al nostro piccolo, dimenticandosi quasi di noi, ma la cosa peggiore è che ci inondano di consigli dimenticando che ogni mamma ha specifiche competenze per accudire il suo bambino.

Ci sono persone che sembrano volersi sovrapporre a noi (e non affiancarci) nella cura del piccolo. potremmo non  accorgercene subito, ma tutto questo ci fa male, mina le nostre sicurezze, la fiducia nelle nostre capacità

Ci è stato insegnato che bisogna essere “forti” , “tenere duro” “sorridere come niente fosse”, per non pesare sugli altri….Certo siamo allenate a reggere ma tutto questo spesso ha un prezzo altissimo in termini di carico mentale, di serenità e lucidità e parlando di emozioni: è devastante. 

Un consiglio, determinante: stai in ascolto profondo delle tue emozioni, usale come un radar che intercetta buchi neri dai quali devi stare lontana.  

Per esempio, la rabbia, tanto demonizzata al contrario, è una valida alleata, ci può indicare che non ci stiamo prendendo cura dei nostri spazi, che abbiamo bisogno di delegare e di chiedere sostegno perché la nostra capacità di tenere duro è messa a alla prova dalla stanchezza accumulata. 

E’ fondamentale essere consapevoli di ciò che proviamo, emotivamente e fisicamente, per proteggerci e proteggere il nostro cucciolo.

Quando avverti un senso di stizza o fastidio, quindi, non fingere che vada tutto bene. La rabbia è un’emozione fondamentale, serve per delimitare i confini del nostro benessere, dice all’altro “Hey, stop, fermati. Non oltrepassare questa soglia con le tue parole e i tuoi comportamenti” 

Ci hanno convinto che la rabbia sia un’emozione negativa invece ricorda che nessuna emozione può essere NEGATIVA, al massimo può essere SPIACEVOLE.

Cosa sono le emozioni di fatto? sono dei segnali, sono le spie che si accendono per segnalarci che qualcosa non va per il verso giusto, cioè, verso il nostro benessere. 

Ti faccio un esempio per chiarire: Se si accende una lucina rossa sul cruscotto della tua auto mica fai finta di niente no? Vai dal meccanico per capire cosa sta succedendo al motore. 

Ecco, prova a immaginare anche per te la possibilità di esprimerti, di parlare con qualcuno che sappia ascoltarti, magari con uno specialista che ti aiuta a comprendere cosa sta accadendo dentro di te, per attraversare la tempesta e ritrovare finalmente il sorriso.

Il nostro compagno può essere il nostro primo alleato. Il suo compito è proprio quello di proteggere la neomamma e favorire la presenza di un ambiente sereno e sicuro oltre a prendere confidenza  con il nuovo nato. 

Troppo spesso però sono proprio i partner  coloro  che rischiano di minare il nostro equilibrio, riversando su di noi i loro stessi dubbi e insicurezze

Naturalmente è necessario riconoscere e accettare anche le loro difficoltà: in effetti tutte le attenzioni delle mamme e dei parenti vengono assorbite dalla new entry, e ai neo papà non ci pensa nessuno

Anche per loro l’arrivo del bebè è un momento emotivamente molto impegnativo, è un cambiamento epocale: la loro donna non esiste più, i suoi occhi brillano solo per quel cosetto piangente e anche lei piange per qualsiasi cosa, il sesso sarà un miraggio per settimane… mesi forse e, ecco, i papà hanno bisogno di tempo per imparare a stare dentro questo nuovo assetto, dove non sembra esserci molto spazio, se non… sulla soglia… della caverna… a proteggere la nuova coppietta dai predatori, che in questo caso sono mamme, suocere e amiche invadenti.

A volte i papà dimostrano tutta la fiducia in noi mamme dandoci carta bianca: “fai tu” A volte impegnandosi tanto nel lavoro sentono di “fare la loro parte” e sperano possa bastare.

In questo caso però la sensazione della neomamma è quella di  sentirsi sola con tutto il carico fisico, mentale ed emotivo che comporta la quotidianità con un neonato, non sentono supporto e condivisione nella gestione del bebè e questo non è sano per la coppia, che sta già vivendo uno scossone fortissimo.

Dopo 15 anni di consulenze con le neomamme, la percezione forte è che non si sentono capite, si sentono sole con tutto il carico di responsabilità, sotto l’assedio dei “consigli non richiesti”, goffe e insicure.

Possiamo consolarci con il vecchio adagio “mal comune mezzo gaudio”? Un po’ sì. 

Non siamo sole con le nostre emozioni, non siamo sole nella nostra fatica. Qualsiasi mamma ci è passata attraverso. 

Lo dico da mamma 15enne che ha attraversato mille tempeste, che ha vissuto con gran fatica 3 neonati e che non tornerebbe indietro perchè la vita con i bambini grandi è più facile. Lo dico ora, che pur non desiderando di tornare indietro, ho una profonda nostalgia dei miei bebè che non torneranno più. Ecco una cosa mi ha sempre tenuta dritta in quei primi mesi. La cosapevolezza che quei batuffoli odorosi di latte, malgrado tutta la fatica fisica e tutta la fatica emotiva, me li dovevo godere in quel momento.

Ascolta con attenzione quello che sto per dirti: prendi consapevolezza di tutto ciò che ti sta facendo male, oggi. Con questa consepevolezza, in contatto con le tue emozioni, troverai di sicuro le TUE strategie efficaci per stare bene con il tuo bambino. Non quelle di tua mamma o di tua suocera o della cassiera al supermercato e neanche le mie. Troverai le tue, quelle che vanno bene per te, per il tuo bambino, per la tua famiglia.

Non avere fretta, non devi dimostrare nulla a nessuno, ricorda che  la crescita emotiva ha bisogno di tempo e di esperienze.

All’inizio ci si scontra con il nostro “essere mamma”  reale che si sta prendendo cura di quel bambino, soprattutto accettando di abbandonare quella mamma ideale e idealizzata che abbiamo costruito nei mesi di gravidanza, fantasticando su come saremmo state e cosa avremmo fatto. Ecco adesso che è tutto vero è meglio starci dentro, con il bello, il brutto, il sole e la pioggia. È fondamentale stare nella realtà delle cose.

È necessario quindi ridimensionare il prima possibile le pretese su “come dovremmo essere” per abbracciarci nel “come riusciamo a essere” e come “stiamo imparando a starci dentro”.  

Sei l’unica mamma che si prende cura di questo specifico bambino, e non è mai successa una situazione esattamente uguale all’altra. E’ la prima volta nella storia che come mamma e come papà, entrate in relazione con questo bambino, che è la prima volta che viene al mondo.

Il nostro cervello, per prepararsi alle avversità e ai pericoli, prende spunto dalle esperienze passate, da ciò che conosce,  da ciò che ha visto, sentito e vissuto. Queste informazioni creano ipotesi, aspettative, confronti, e pregiudizi.

Tutto questo è utile certo ma fino ad un certo punto, perché come ho già detto: questa situazione è unica e irripetibile ed è inutile e dannoso continuare a fare paragoni. 

Non esistono assoluti. Non esiste  qualcosa di assolutamente  giusto o sbagliato, tranne botte e violenza naturalmente. Cerca piuttosto ciò che può essere utile per te, per voi in  questo momento e in questa specifica situazione.  Puoi, anzi devi,  metterti in discussione e cercare il confronto  perché essere genitori è una crescita continua, ma non sentirti colpevole per le tue mancanze, e sappi che sei e sarai sempre “abbastanza”.

Anche se adesso ti senti spossata, fragile e distratta.

Anzi, come sempre, la natura ha una spiegazione che la nostra società così performante, spesso ignora.

Nel 2017, Le dottoresse Elseline Hoekzema e Erika Barba-Müller, psicologhe dell’Università Autonoma di Barcellona, con il loro team di ricercatori dell’Università di Leiden in Olanda, hanno pubblicato uno studio rivoluzionario sulla rivista Nature Neuroscience:  attraverso la risonanza magnetica sono stati messi a confronto i cervelli  di alcuni gruppi di persone. È emerso che nel gruppo delle donne incinte il cervello presenta una diminuzione della materia grigia. 

Ecco spiegato l’essere distratte, quel latente senso di sbadataggine e il sentirsi quasi… “perse”. 

Quindi… la maternità ci rende… stupide?

Come spiega Silvia Dalvit Ménabé, neuroscienziata e fondatrice di BabyBrains e cofondatrice, insieme alla filosofa Cecilia Antolini del meraviglioso progetto Il Parto Positivo, avviene una potatura sinaptica simile a quella che avviene in adolescenza. Significa che vengono tolte di mezzo tutte quelle connessioni del cervello che non servono in questa fase, mentre vengono rafforzate quelle che sono utili per affrontare il cambiamento che comporta vivere con un neonato. 

Andiamo al risparmio neurologico quindi, ottimizziamo.

E’ molto probabile quindi che oltre al disorientamento, al cambiamento di priorità, al ri-assestamento della famiglia per l’arrivo di un nuovo membro, saremo impegnate a fare i conti con nuovi funzionamenti che non conoscevamo di noi. 

Quando si dice che le mamme hanno i super poteri, quindi, è tutto vero.

In questa fase però il sostegno delle persone care che ci circondano è fondamentale, vitale.  

Impariamo a dare fiducia e delegare.
Soprattutto ai papà: ci sono solo due cose che i papà non possono fare, partorire e allattare al seno. 
 
Quando ti senti sopraffatta, chiediti quanta fiducia senti nel tuo partner e ricorda che più tempo un padre dedica alla cura dei propri figli, meglio riuscirà a creare un legame profondo e speciale. 

Cara neomamma quindi, non sentirti l’unica in dovere di accudire il tuo piccolo ma anche: non sentirti l’unica persona in diritto o capace di farlo, abbi fiducia negli altri e soprattutto nel tuo partner.


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