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Rabbia e capricci: usa l’Amorevole Fermezza

Il supermercato è forse una delle fonti principali a cui attingere quando si vogliono portare esempi di situazioni difficili da gestire con i bambini.

È sabato pomeriggio, alle casse c’è una fila infinita che mette a dura prova la pazienza, ci si distrae un attimo e si scopre il proprio piccolo tesoro con in bocca uno di quei cioccolatini dall’inconfondibile packaging rosso e bianco, apparentemente posizionati davanti alle casse proprio per testare la tenuta emotiva degli adulti. Attorno, lo sguardo giudicante delle altre persone sembra assalire.

 

Cosa si fa?

Chinati ed entra in contatto con lo sguardo del bambino o della bambina, comprendi gli stimoli e il bisogno, eventualmente ascolta le sue idee per rimediare o  proponi tu una soluzione . Annulla per un attimo tutto ciò che vi circonda: la fila, la gente, lo stress, la fretta, e concentrati solo su tuo figlio o tua figlia e sull’importanza della relazione.

Ecco: si resta connessi con se stessi e con chi si ha davanti, senza lasciarsi condizionare, e molto spesso, in poco più di un minuto, una situazione che poteva rivelarsi disastrosa si trasforma in un’opportunità di crescita, in un’occasione di amore. Si rimane calmi, presenti, nel qui e ora, riuscendo a offrire una risposta al problema anziché una reazione.

Cosa accade invece quando il focus si sposta, esce da sé e dalla relazione con il bambino o la bambina, per concentrarsi sullo sguardo degli altri?
Ci si sente giudicati e si pensa di dover dimostrare di essere adulti capaci di intervenire, di gestire la situazione. A questo punto scatta la reazione: si rimprovera, si toglie di mano l’oggetto del “reato”… intanto le lacrime riempiono gli occhi del piccolo o della piccola, il cuore si riempie di sensi di colpa e gli sguardi esterni sembrano pesare ancora di più.

 

Ma se reagire ha conseguenze così negative per noi, per i bambini e soprattutto per la relazione, perché continuiamo a farlo?

Le reazioni sono spesso il frutto di un enorme condizionamento ricevuto nell’infanzia: tutte le volte in cui ci si è sentiti dire “guarda che tutti ci guardano”, “che figura mi fai fare”, “sei proprio un monello / una monella”, “adesso cosa penseranno di noi”, oppure tutte le volte in cui si è ricevuto un tono duro – o il silenzio – per aver disobbedito in pubblico.

Tutto questo ci è rimasto dentro come un’eredità profonda.
Fortunatamente non è un’eredità genetica, ma culturale. E proprio per questo possiamo impegnarci affinché questo condizionamento diventi sempre meno forte, fino a liberarci.

Quando saremo liberi da questi automatismi, potremo finalmente agire come sentiamo davvero giusto per noi e per i nostri figli e non avremo più bisogno di reagire: offriremo risposte, efficaci e creative.

La risposta è libera dai condizionamenti: nasce dalla riflessione, dal percorso personale e dalla connessione che esiste con quel bambino o quella bambina, in quel momento, in quell’ambiente.

La reazione, invece, è un comportamento automatico che si attiva quando siamo sconnessi, stanchi, spaventati, e andiamo a ripescare nella memoria i comportamenti ricevuti da piccoli: proprio quelli che spesso non vorremmo mai ripetere.

 

Esempio

In casa esiste una regola: non si gioca con la palla in soggiorno. Ma un bambino è a casa da una settimana malato, finalmente si sente meglio, fuori fa troppo freddo e non può ancora uscire.

Allora ci si mette d’accordo: si usa una palla leggera, si spostano gli oggetti fragili, si crea uno spazio sicuro. Così quel bisogno di muoversi, dopo giorni di fermo, trova una risposta.

Il limite, non giocare a palla in soggiorno, non viene annullato: viene adattato per tenere conto di un bisogno reale.

La reazione, invece, sarebbe un no secco: “Non si gioca a palla in salotto e basta”, senza spiegazione, senza riflessione, senza ricerca di un accordo.

Mentre la reazione ripete sempre lo stesso schema, la risposta cambia ogni volta, perché nasce dalla connessione con quel figlio o quella figlia, in quel momento e in quell’ambiente.

Rispondere può sembrare più faticoso, e lo sarà finché continueremo ad appoggiarci ai condizionamenti che ci portano a reagire. Ma osservandoci e allenandoci, possiamo trasformare questo schema e costruire risposte più efficaci, relazioni più forti e figli liberi da quei condizionamenti che tanto pesano sulla felicità di tutte e tutti.

L’abilità di rispondere è, per Educazione Responsabile, una delle chiavi di lettura fondamentali della relazione.

Nei nostri corsi, così come in tutta la nostra comunicazione, cerchiamo di offrire ai genitori strumenti per liberarsi dai condizionamenti e automatizzare un processo mentale che porti alla risposta anziché alla reazione.

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