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Il rispetto si insegna, non si pretende!

Qualche giorno fa ero seduta su una panchina in cerca di relax. A pochi passi da me, una mamma e una nonna con due bambini piccoli mangiavano un gelato. 

Improvvisamente la giovane mamma prende il gelato dalle mani del figlioletto di un paio d’anni… e ne mangia un po’ 🙈

Chiaramente il bambino esplode come una pentola a pressione con il ciuccio mentre la nonna lo raccatta da terra con la stessa tenerezza con cui avrebbe raccolto un ragno, dicendo: “Beh, questo bambino è isterico.” 

La figlia invece di rispondere “No guarda mamma, ho fatto una cazzata”… annuisce, finendo il gelato.  

Sarebbe già sufficiente questo come aneddoto per offrire spunti di riflessione genitoriale…

Ma c’è dell’altro naturalmente, altrimenti non avrei investito tempo a scrivere, perché se dovessi scrivere ogni volta che vedo un adultə incolpare un bambinə per crisi attivate da lui o lei medesima (dell’adultə intendo) non farei altro tutto il giorno.

In una manciata di secondi accade un altro fattaccio perché la nonna mi punta col dito e dice al nipotino: “Anche quella signora ti sta guardando e pensa che sei proprio un monello. Adesso calmati!”… schioccandomi un sorriso di complicità.

Mio marito accanto a me, suda e con un pretesto si allontana sveltissimo. Teme l’effetto pentola a pressione, senza ciuccio.

Su decine di persone in piazza la premurosa nonnina ha scelto proprio me come complice per il suo AEE (atto educativo estremo). 

Io, in preda allo sgomento, scandaglio la mente in cerca di qualche parola assertiva, anche se mi sento messa all’angolo come un toro in un’arena di Siviglia, con le banderilla già infilate nelle ovaie.

“Signora, non mi coinvolga. Il bambino a me va benissimo così, sta facendo il bambino e non mi dà alcun fastidio, lei sì. Per favore mi lasci fuori da questa storia e non mi usi come spauracchio.”

Invece di rispondermi come l’AI “Hai ragione, sono un po’ in difficoltà”, nonna e figlia si sono risentite… con me. “Vabbè, che scene, ma dai, era una battuta!” rincarano.

Faccio notare l’evidenza: né io né il bambino ci stiamo affatto divertendo. Non colgono l’evidenza, farfugliano una rispostaccia e se ne vanno.

 

Ora, due riflessioni emergono in quello che è successo.

La prima riguarda la genitorialità. 

Quando hai a che fare con bambini piccoli, preparati un po’, diamine. 

Lo sa anche il mio cane che se prendi qualcosa dalle mani di un bambino di due anni, si trasforma nel diavolo della Tasmania (presente Taz, quello che gira come una trottola e divora tutto?) e soprattutto, se lo fai senza neanche chiedere “Posso, per favore?” stai bypassando il Rispetto. Lo stesso rispetto che si pretende dai bambini. 

Anche quando sai che la risposta sarà NO, glielo chiedi lo stesso, perché così imparerà a comportarsi negli anni e magari non diventerà un cafone insensibile come tutti quelli di cui ci lamentiamo ogni giorno.

Vogliamo un futuro popolato di adulti responsabili e rispettosi, capaci di pensare prima di agire? Bene, facciamogli vedere come si fa. 

 

Ah, il gelato quando dice NO, glielo lasci. Tra poco ti spiegherò come non infilarti in queste situazioni. Continua a leggere 😉

Torniamo al mio aneddoto. Quando un bambinə è in crisi, giudicare e criticare invece di sostenere e accogliere, peggiora le situazioni. 

Aggiungere lo sguardo di un estraneo poi, rende il tutto ancora più grave, perché insinua nei piccoli che la disapprovazione è ovunque, che tutti ti guardano e ti giudicano e per questo non sei mai al sicuro.

Oltretutto, non è spiacevole solo per i piccoli, lo è anche per chi come me, viene coinvolto senza permesso.

Ho provato una fortissima sensazione di incomprensione (dato che avevo espresso chiaramente il mio bisogno “non coinvolgetemi”) e di ingiustizia (perché il mio spazio privato è stato violato).

Quindi, queste persone hanno dimostrato una grave incapacità relazionale non solo tra loro, ma anche con gli estranei, una mancanza di rispetto alla base della loro educazione sociale. Non solo mi hanno tirata in mezzo in una situazione a me estranea senza chiedermi permesso, ma si sono anche risentite (critica e giudizio) nel momento in cui ho rifiutato di partecipare al teatrino.

Responsabilità genitoriale non significa vestirli, nutrirli e istruirli. Questa non è responsabilità, è la base delle basi. E non è nemmeno necessario avere molto denaro, una buona posizione sociale e un armadio pieno di vestiti firmati, tutto questo non garantisce responsabilità genitoriale.

Quella mamma, prima di prendere il gelato, avrebbe potuto guardare il figlio negli occhi e dire: “È un gelatone. Metà a te e metà a me, così non ci fa male la pancia.” La crisi sarebbe arrivata lo stesso, ma entrambi sarebbero stati più consapevoli rispetto a ciò che stava accadendo.

Come mamma e come professionista so che non esiste la ricetta per l’educazione perfetta, ma so che quando la relazione viene prima di tutto, anche il comportamento migliora, sia dei genitori sia dei figli.

Comments:

  • Silvia

    Carissima Alli,
    Ti stimo per essere riuscita a a dare a quella mamma e a quella nonna una risposta così distaccata perché a me stava uscendo il fumo dalle orecchie solo leggendo figuriamoci se fossi stata presente e per di più tirata in ballo!! 🫣
    Comunque più mi guardo intorno più vedo adulti che non rispettano i propri bambini, si sentono autorizzati a dire e fare di ogni!! E chi invece li tratta con rispetto e riguardo viene guardato storto.. come se siamo genitori “molli”!
    Si tende ancora a confondere il dare rispetto con il garantire i giusti limiti..

    • Alli Beltrame

      Cara Silvia, ti ringrazio per la stima. Io sono certa che i progressi nella mentalità collettiva ci sono, però c’è ancora tanta strada da fare. Tu resta sensibile e responsabile 😊♥️

  • Caterina

    Ciao! Io detesto queste situazioni e, lavorando con i bambini mi capitano spesso sciolti che cercano la mia complicità in questi AEE assurdi. L’ultima volta una nonna ha detto alla nipotina di 2 anni e mezzo che non poteva togliersi le scarpe al parco perché per terra era pieno di vetri (cosa palesemente falsa), mi ha chiesto conferma e ho risposto che no, non c’erano vetri, che lei forse aveva visto male. Che fastidio.

    • Alli Beltrame

      Ciao Caterina,
      grazie per la tua testimonianza, hai fatto bene a rispondere così, perchè bisogna spiegare agli adulti che i bambini sono piccoli ma non idioti.
      Ti abbraccio, Alli😊♥️

  • Mariapaola

    Bellissima risposta, io avrei fatto come tuo marito (fugone!). Ma mi chiedo: si è forse persa un’occasione per aiutare quella mamma? Perchè se a sua volta ha una madre così, penso che sia una persona che fa una gran fatica a rompere questo “schema”. Ripensandoci a boccce ferme: si poteva dire una frase per aiutare quella mamma a riflettere? E magari a recuperare la situazione? Mi è capitato di assistere a scene vessatorie di genitori su bambini molto piccoli e non ho avuto la prontezza di intervenire per aiutare. Mi sono sentita tanto impotente e me ne sono dispiaciuta. Grazie

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